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2. Inizi 900

L' Avogadro nei primi anni del secolo

Con l'inizio del nostro secolo, il decollo industriale della città provocò un notevole aumento degli iscritti nelle scuole comunali professionali e in particolare in quella di Arti e Mestieri.

Pertanto il comune decise di riunire in uno stesso edificio, appositamente costruito, oltre la scuola di arti e mestieri, anche la scuola di chimica Cavour e i numerosi corsi superiori delle scuole serali di disegno.

La sede scelta fu il terreno dell'ex mercato del vino in corso san Maurizio. La spesa iniziale preventivata fu di 320.000 lire, ma con le successive modificazioni e ampliamenti superò le 800.000 lire. Il complesso della nuova istituzione prese il nome di Istituto Professionale Operaio, diviso in tre sezioni: Scuola di arti e mestieri, Scuole serali di disegno. Scuola serale di chimica Cavour.

II nuovo istituto, diretto dall'ing. Ignazio Verrotti, divenne ben presto il più importante tra tutte le nuove istituzioni scolastiche torinesi. Nella sezione diurna di Arti e Mestieri, gli allievi passarono da 131 nel 1900 ai 264 nel 1909. Di fatto nel 1910 si ebbero le prime modifiche per rendere la scuola più consona alle nuove esigenze industriali: veniva divisa in due parti, la scuola diurna di meccanica e la scuola di arti fabbrili, entrambe di durata quinquennale. Gli iscritti nel 1914 erano 629, ma l'intero Istituto Professionale Operaio, con i corsi serali riordinati e meglio organizzati, raggiungeva le 73 classi e superava i 2500 alunni. Era il maggior complesso scolastico torinese e piemontese, a gestione essenzialmente comunale. "L'Istituto Professionale Operaio è certamente tra i migliori d'Italia" affermava il presidente della lega industriali di Torino. Nel 1915 fu soppressa la Scuola di arti fabbrili e i corsi furono riordinati in Scuola professionale di primo grado (o Scuola popolare di arti e mestieri), di durata triennale, e in Scuola professionale di secondo grado (o scuola industriale per meccanici ed elettricisti), di durata quadriennale: i titoli avevano valore legale.

Entrambe le scuole furono costituite in ente autonomo, posto alle dirette dipendenze del Ministero dell'Industria, commercio e lavoro con la denominazione di Regia Scuola Industriale di Torino (1 ° e 2° grado): alle spese per il funzionamento contribuivano per i 2/5 il Ministero e per i 3/5 il Comune, che offriva anche la sede di corso san Maurizio, dove continuavano inoltre a funzionare le scuole serali comunali e dove dal 1916 ebbe inizio la scuola diurna di chimica industriale, trasformata poi in Istituto per le industrie chimiche.

L'assetto definitivo dell'istituto torinese si ebbe con l'applicazione della riforma Gentile del 1923: nasceva il Regio Istituto Industriale di Torino, con quattro sezioni er ottenere il titolo di periti nelle diverse specializzazioni: meccanici, elettricisti, chimici, tessili e tintori; vi si potevano iscrivere i licenziati di scuola di avviamento, annessa all'istituto e sorta dalla trasformazione della scuola professionale di primo grado.

I corsi serali si trasformarono intanto in corsi per maestranze, aperti alle esigenze dei vari settori industriali locali. Superati brillantemente gli anni di organizzazione e ricostruzione di tutte le attrezzature necessarie e dei macchinari, con l'appoggio finanziario di vari settori industriali, l'Istituto rappresentò, sotto la direzione dell'ing. Ramiro Morucci, un interessante momento di dibattito: vi nacquero i Corsi triennali per tecnici superiori (post diploma), poi affossati per contrasti col Politecnico; divenne sede del Laboratorio per l'organizzazione scientifica del lavoro e del Laboratorio di psicotecnica e per l'orientamento professionale a cui facevano capo anche le scuole di altri istituti piemontesi. Inoltre si facevano stretti i contatti fra industria e scuola continuati da Plinio Luraschi (1932-1954), che portò l'istituto ad essere un punto di riferimento costante dell'istruzione tecnica non solo torinese ma anche piemontese.

I legami tra scuola, industria e mondo imprenditoriale erano costanti e continui: del resto nel Consiglio di amministrazione figuravano i rappresentanti delle grandi industrie, la Fiat e la Sip (Societò idroelettrica piemontese), mentre i diplomati trovavano facilmente occupazione ed erano anzi ricercati. Inoltre alle quattro specializzazioni iniziali si aggiunsero nel 1930 quella per periti radiotecnici e per periti edili, con un impianto completo e moderno di officine, laboratori, gabinetti per il controllo dei materiali e per le misure di precisione. Tutta questa ricchezza tecnica fu messa a disposizione della piccola e media industria: l'istituto aspirava - scrivevano le autorità scolastiche di allora - "a funzionare in forma ufficiale quale laboratorio sperimentale riconosciuto per le industrie della regione, almeno per quelle che operano nel campo meccanico e metallurgico".

I rapporti col mondo del lavoro erano quindi molto stretti e si consolidarono con gli anni: diverse fabbriche organizzavano brevi corsi di riqualificazione non solo per le maestranze, ma qualche volta anche per i dirigenti.

La popolazione scolastica era ogni anno in notevole aumento (ci riferiamo soltanto all'istruzione tecnica vera e propria, tralasciando i corsi serali e la scuola di avviamento, che dal 1941 cessò di far parte dell'istituto): da 353 iscritti nel 1935 si passava a oltre 7 000 nel 1940. Dal 1941 funzionava per la prima volta la nuova specializzazione di costruttori meccanici.

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